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Miti e Leggende
Moltissimi secoli fa, quando le razze erano appena state create e il cielo di Zerdzun conosceva solo un unico sole, giallo e radiante, visse un uomo forte e con la tempra dell'acciaio. Lo chiamavano Izmur “l'uccisore dei draghi”. Un pomeriggio tardi gli uomini di un villaggio di umani a est della regione Nirualla, ritornavano dal duro lavoro, tagliavano gli alberi nel bosco per fortificare i villaggi, erano tempi difficili, gli dei erano in guerra e i draghi al servizio del padre Kron uccidevano e radevano al suolo le città ei villaggi che si opponevano al volere dell'uomo drago. Fu cosi che un Drago di terra enorme, il più grande della sua specie, gli uomini lo chiamavano “Zriss il devastatore” arrivò al villaggio dove viveva Izmur, inquinando l'aria con la sabbia del suo alito letale, una tormenta polverosa di terra ricopri tutto il villaggio seppellendo le case, e le persone, senza risparmiare né donne né bambini, la famiglia di Izmur mori nell'incidente, trovo i corpi sepolte una sopra l'altra, dopo che il drago ne fu andato, la madre coprendo la figlia in un tentativo di salvarla. Il dolore e l'ira diedero la forza all'uomo che assieme a altri uomini come lui presero lance, asce e armi improvvisate di lavoro per cercare vendetta. Percorsero miglia e miglia per arrivare a Yadum la regione governata da Zriss, in cerca della sua tana per mesi e mesi esplorarono il deserto e i burroni, fino a trovare quello che sembrava il posto dove riposava un grande drago di terra. Aspettarono la notte e si infilarono dentro, uccidendo il drago che dormiva. Celebrarono la loro vendetta ma col giorno seguente la festa si trasformò in delusione, il drago che avevano ucciso non era Zriss era un piccolo drago appena un cucciolo che aveva lasciato da poco la tana della madre. I cacciatori ripresero la ricerca, in poco tempo trovarono le impronte che cercavano in una grotta del burrone di Zun, entrarono, la grotta era vuota, pensarono, ma il drago di terra era più furbo di quello che credevano, era nascosto dentro in una galleria secondaria, il drago gli prese sprovveduti e coll'alito di sabbia creò una tormenta che fece volare gli uomini in tutte le direzioni. Morirono tutti, con eccezione di Izmur, per la seconda volta aveva avuto fortuna, l'uragano del drago lo catapultò fuori dalla tana seppellendolo a metà. Aprì gli occhi il giorno dopo, svegliato dal caldo, il sole del deserto gli bruciava la faccia, guardando il cielo vede l'oro della stella coperta in parte da un altro astro, un sole nero come la notte la sua luce blu era calda in modo sgradevole, Izmur non sapeva cosa era successo dove si trovava e come c'erano due soli nel fondo celeste, ma era certo che non era morto e che il drago l'avrebbe saputo in poco tempo, fuggì cosi il più in fretta possibile dimenticando le domande che dopo ebbero risposte. Corre per giorni senza fermarsi, senza mangiare né bere, era alla fine delle forze quando arrivò ai piede di una montagna, c'era acqua ché scendeva come ruscello dall'alto, si rinfrescò e bevve, poi si addormentò. Al suo risveglio decide di salire in cerca di cibo. Trovò riparo dai soli, in una apertura nella roccia, era evidente che nessuna creatura la abitava, l'ingresso era coperto dall'erba e cespugli che crescevano tutto attorno, dentro il tunnel non era molto profondo, ma faceva curve pronunciate che impediva sapere cosa si trovava in fondo, una luce rischiarava l'interno, attraversa la montagna!, vediamo cosa c'è dall'altra parte. Pensò Izmur. Arrivato all'ultima sporgenza la luce era fredda non come quella del sole o dei soli che ora si alzavano in cielo, passata la curva si sorprese con quello che vede, una galleria, non un'apertura come aspettava di trovarsi, la galleria era enorme, di roccia bianca e due zaffiri gradi come lui stesso riflettevano nell'interno, si sfregò gli occhi confuso, la roccia si muoveva, vedendo più attentamente si accorge che non erano zaffiri ma due occhi vitrei. Non temere Izmur, sono Kalas il tuo Dio. La voce profonda, ma dolce e carezzevole riuscì a tranquillizzarlo, facendo un inchino e abbassando la testa, con gli occhi pieni di lacrime chiese. Perche fai questo onore oh grande Drago Bianco a un semplice contadino. Onore che non meriti! Oooh, cosa hai fatto figliolo Izmur, sorpreso dalla risposta del Dio si sente abbattere, e con gli occhi pieni di lacrime, incrocia lo sguardo per la prima volta con quello del drago. Ho, ho ucciso un drago?!. Dice in un tono fra domanda e affermazione. Un drago che non ti aveva fatto del male! Ma, la tua legge dice che i draghi sono maligni, figli di Kron, e devono essere annientati. Le parole hanno più di un significato. Come capire quello giusto? Seguendo il tuo cuore. Le parole del Dio non avevano senso per Izmur, che chiede Sarò punito? Sarai, corretto! Stano succedendo cose che non sei in grado di capire Ma il tuo destino è legato a fare cose che cambieranno il corso del fiume dei tempo. Dopo una pausa il Dio prosegue. Devi uccidere i draghi più forti, quelli che costringono gli altri draghi a uccidere e sterminare villaggi come il tuo. Ma lo dovrai fare senza odio, non per vendetta. Ricorda, l'ira è la base del male. È l'unico sentimento che Kron conosce e la vendetta ti convertirà in un suo seguace. Ma non posso dimenticare quello che quel drago ha fatto. Non se non lo vedo morto. Questo non cambierà niente dopo morto avrai ancora l'odio. Dovrai trasformare la tua ira, in compassione, la voglia di vendetta in voglia di giustizia. Pensa a quelli che come te saranno vittime delle stesse atrocità, lotta per evitarlo, non per vendicarlo. L'ultimo drago che ucciderai sarà Zriss. Il volto di Izmur si contorse in una espressione d'impotenza. E come può un solo uomo uccidere draghi di quelle dimensioni? Non ho neanche un'arma. Un'arma qualunque non ti servirà, dovrai impugnare questa. Izmur spostando lo sguardo verso l'angolo della grotta che il Dio indicava, si accorge di una basca naturale scavata nella roccia, era piena di acqua e dentro c'era una spada a due mani con la lama a doppio taglio, la punta era sottile e l'elsa decorata con una roccia bianca in mezzo e due corna avorio ai lati. Prova a prenderla si chiama Sytilar, che vuol dire anima di drago. L'uomo senza aspettare introdusse la mano nell'acqua, ma la ritrasse subito con uno spasmo di dolore che gli percorre il braccio, l'acqua è ghiacciata, non riesco a reggerla. Devi dimenticare l'odio, la voglia di vendetta, ricorda, pensa agli innocenti vittime non agli assassini. Izmur chiuse gli occhi concentrandosi lentamente introdusse la mano di nuovo, questa volta era tiepida, toccando l'elsa con le ditta la percorre tutta e la strinse tirandola fuori e alzandola. Quando apri gli occhi il Dio era sparito e la spada nella sua mano aveva un aspetto regale. Fu tutto un sogno? Si chiese ma la conferma che era stato vero ce l'aveva sulle mani. Izmur combatte i draghi perseguitandoli per tutto il continente di Burum uccidendoli uno dopo l'altro. Salvando vite e villaggi interi, fino a che un giorno Kalas comparve di nuovo, questa volta in sogno, e gli dice. Ora puoi andare a trovare Zriss, i grandi draghi sono morti e i più piccoli si sono nascosti nelle montagne impenetrabili dove non faranno più del male. Izmur si svegliò e senza spettare partì in viaggio verso Yadum, dove trova la vecchia tana del drago deserta, seguendo le tracce che lo portano a ovest nelle coste di Saslain. Arriva a un villaggio mentre il drago lo radeva al suolo, metà delle case erano coperte di sabbia, la gente correva terrorizzata mentre qualche contadino valoroso gli faceva fronte, per poco dopo essere sepolto vivo o squartato. Quello è stato l'ultimo uomo che ucciderai. Ah - ah – ah, chi sei tu per dirlo? Dice in una lingua che nessun uomo poteva conoscere, ma che per Izmur era ben riconoscibile. Sono Izmur… L'uccisore di draghi!!!, finalmente ci incontriamo, peccato che l'incontro non durerà a lungo Detto questo sputa una valanga di terra che il guerriero riesce a evitare solo in tempo. Ma il drago era molto veloce e girando su se stesso lo colpisce con la coda, facendolo volare in aria e a sbattere contro un albero. Izmur si riprende, respirando a fatica sguainando Sytilar, che risplendeva con la sua bianca luce. Il drago alla vista della spada fece una smorfia di rabbia e alzandosi su due piedi si batte il petto in segno di sfida, Izmur non perse tempo e carica contro Zriss, che sorpreso dalla tenacia dell'uomo non ragiona e viene trafitto a un fianco, i due cadono in mare dal burrone, la gente che era presente si affaccia per vedere cosa era sceso dei duellanti ma solo una gran macchia di sangue si estendeva sul mare, fu l'ultima volta che qualcuno vede Izmur “l'uccisore dei draghi” ma c'è qualcuno che dice che il combattimento non fini lì, i ragazzi del villaggio che rimasero per ore ed ore ad aspettare affermano di averli visti combattere in mare molto, molto lontani dalla costa verso su ovest, dicono di aver visto il guerriero colpire una e un'altra volta con la spada il dorso del rettile fino a scomparire nell'orizzonte. I marinai della zona narrano storie che l'uomo e il drago di terra sono arrivati su un altro continente e che ancora lì si battono. Racconti dei Bardi
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